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CON OCCHI DOVE UN ANIMA SOGNAVA

L’intento della serata è quello di presentare al pubblico l’intero repertorio di Pietro Mascagni con almeno un brano tratto da ogni sua opera, in un’alternanza di arie, ariosi e duetti popolari, conosciuti ed anche rari. Dal ricco programma è possibile riconoscere anche i tre grandi periodi che contrassegnano l’attività del Maestro: quello giovanile, verista, che va da “Cavalleria rusticana” (1890) a “Guglielmo Ratcliff” (1895); quello della maturità, lungo e articolato, che diremmo possa iniziare con “Zanetto” (1896) e terminare con “Lodoletta” (1917); quello finale che dal gran successo del “Piccolo Marat” (1921), porta al solipsismo atemporale di “Pinotta” (1932) e “Nerone” (1935), rifacimenti di materiali preesistenti e mai ultimati.

“Con occhi dove un’anima sognava…” è una frase di “Isabeau” che ci sembra possa tradurre efficacemente lo spirito di Pietro Mascagni, ovvero quello di un uomo dedito alla musica, alle arti ed alla letteratura.

Il programma si apre con il duetto “Tu qui, Santuzza” da “Cavalleria rusticana”, animato dalla gelosia e dalla passione di Santuzza e Turiddu, poi prosegue con la raffinata “ballata alla Luna”, “O Pallida che un giorno mi guardasti” dall’”Amico Fritz” e con la rarità offerta dall’aria “Fa’ che i pensier non tornino” dai “Rantzau”. E’ dunque il momento di una raffinata pagina baritonale, “E’ sempre il vecchio andazzo”, la descrizione di Londra che il Conte Douglas fa nel primo atto di “Guglielmo Ratcliff”. L’atmosfera lunare, marinaresca, sognante di “Silvano” chiude questo primo periodo.

Uno stesso “notturno”, espresso tuttavia in una temperie totalmente diversa da quella verista, “No, non andar da Silvia”, da “Zanetto”, il cui plot è tratto da una pièce del parnassiano Francois Coppée che furoreggiò sulle scene parigine con l’interpretazione di Sarah Bernhardt, prelude al secondo periodo. Sono gli anni più interessanti di Mascagni che in un incessante sperimentalismo, affronta i simboli psicoanalitici del sogno e del turbamento erotico, la commistione pittorica con “Iris”, dalla quale ascoltiamo la rivelatoria “Aria della Piovra”, eclatante raffigurazione musicale del “Sogno della moglie del pescatore” di Hokusai, per poi passare alla rivisitazione della Commedia dell’Arte con “Le Maschere” (il declamato-arioso “Quella è una strada”). E certamente il periodo centrale di Mascagni non si esaurisce in questo punto. In modo apparente “Amica” rappresenta in ritorno al verismo; in realtà si tratta un ampio studio per le prove maggiori. Da essa ascoltiamo l’accorato inciso della protagonista “M’ascoltate, pietà” nel primo atto, dove la scrittura mascagnana si fa aspramente espressionistica, e la perorazione affettiva di “Se tu amasti me” dal secondo atto. La prova non sempre organica di “Amica”, non di meno, reca a due opere di grandi dimensioni, le più vaste di Mascagni, dal marcato estetismo decadente. La prima è “Isabeau”, da leggere come una ampia campitura pre-raffaellita (non sorprenda questa ipotesi: sono gli anni in cui Herbert James Draper, coetaneo di Mascagni, dipinge a Londra “For Saint Dorothea’s Day” e “Halcyon”, ove i punti di contatto con questa partitura e la cultura italiana del periodo ci sono eccome), dalla quale ascoltiamo la bella aria “Venne una vecchierella” dal terzo atto. La seconda è “Parisina”, che ci sentiamo d’indicare come il capolavoro di Mascagni, antica passione di un Maestro come Gianandrea Gavazzeni, ove la testiera mascagnana a contatto con i versi di Gabriele d’Annunzio trova declamati melodici di forza straordinaria e armonie nuove. Da quest’opera ascoltiamo l’invettiva del primo atto “O tristo, tristo…”.

Un’oasi melodica e malinconica, permeata da una mortuaria staticità, mutuata dagli anni di guerra durante i quali fu composta (siamo nel 1917) è rappresentata da “Flammen perdonami”, uno dei brani più famosi di Mascagni, situato nel finale di “Lodoletta”.

La parte conclusiva del concerto si dedica allo storicismo del “Piccolo Marat” (1921), la cui trama fu tratta dal tragico episodio rivoluzionario delle “Noyades de Nantes”, dal quale sono state scelte due pagine che nell’opera sono collocate in sequenza “Ferito? Ferito?” e “E’ l’alba, è l’alba, prendi, fuggi, salvati”. Per molti cronisti dell’epoca “Il piccolo Marat” durante la prima rappresentazione (Roma, 2 maggio 1921) andò incontro ad un successo addirittura superiore a quello di “Cavalleria rusticana”.

“Pinotta” è una delicatissima operina la cui stesura originale risale agli anni trascorsi da Mascagni nelle aule del Conservatorio Milanese. Dopo aver creduto di aver perduto questa partitura e di averla ritrovata grazie al figlio della sua antica padrona di casa che gliela restituì nel 1931, Mascagni decise di rivedere questa sua partitura giovanile e di presentarla al pubblico. La prima rappresentazione assoluta di “Pinotta” avvenne così a San Remo il 23 marzo 1932. Si tratta di un lavoro tenue del quale il musicista non esitò a scrivere “È una musica ingenua, ma sincera, sgorgata dal mio cuore e dalla mia mente, quando io mi affacciavo alla vita, con tante speranze e con tanti sogni…” dal quale è stato inserito in programma l’aria “O stella della sera”.

Il programma si chiude con un vibrante duetto delle due protagoniste femminili di “Nerone”, la liberta Atte e la danzatrice Egloge, nel quale si avverte l’ascendenza di una pagina ponchielliana, “L’amo come il fulgor del Creato” dalla “Gioconda”. Neanche questa osservazione è sorprendente, Ponchielli fu docente di Mascagni al Conservatorio e il Livornese rimase a lui devoto per il resto dei suoi anni. “Nerone”, presentato alla Scala il 16 gennaio 1935, è in parte composto sulle musiche della inultimata “Vistilia”, risalenti alla fine dell’Ottocento, accanto alle quali vivono pagine nuove, come lo splendido interludio del terzo atto. Una summa dell’arte mascagnana.

COMMEMORAZIONE 75° ANNIVERSARIO DALLA MORTE DI PIETRO MASCAGNI
Concerto lirico
con
Maria Billeri soprano,
Francesca Maionchi soprano,
Samuele Simoncini tenore,
Rossana Rinaldi mezzosoprano,
Sergio Bologna baritono
Laura Pasqualetti pianoforte
Andrea Gambuzza voce recitante
e Ilaria Di Luca voce recitante
Introduce Fulvio Venturi

 

In allegato, qua sotto, la presentazione del Concerto e le biografie degli artisti

Presentazione Concerto

Biografie artisti 2Lug20

Gambuzza e Di Luca (Biografia)

Fulvio Venturi_biografia